È uscito da pochi giorni il primo numero del 2016 della rivista I Amnesty, in cui parliamo del viaggio dei migranti. Lo raccontiamo con le suggestive immagini e le parole del reporter Rocco Rorandelli, che li ha seguiti nel loro percorso da Patrasso alla Germania. Troverete inoltre articoli su altri due punti cruciali per chi cerca vita e speranza in Europa: la Grecia, con la testimonianza diretta del direttore della Sezione Greca di Amnesty International, Giorgos Kosmopoulos, e Calais, nel nord della Francia, grazie al racconto di Marino Ficco, che ci parla della sua esperienza nel campo rifugiati, chiamato la Jungle.

 

 

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In questo numero troverete aggiornamenti su Turchia, con un interessante articolo della giornalista del Corriere della Sera, Monica Ricci Sargentini, ma anche su Yemen, Nigeria, Tunisia e Siria, con il racconto della sorella di Rania Alabassi, uno dei casi della maratona di firme Write for Rights!

 

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E poi le attività della nostra Sezione, con un approfondimento sulla partnership con la polizia di stato per attività di formazione ai diritti umani destinate alla prevenzione della discriminazione, il racconto personale di un nostro attivista e le molte iniziative sul territorio.

 

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Da non perdere l’intervista a Veronica Pivetti sul suo nuovo film “Né Giulietta, né Romeo”, dedicato al tema della discriminazione verso le persone Lgbti e alle difficoltà dell’adolescenza. La prima commedia patrocinata da Amnesty International Italia, per la quale Veronica Pivetti ha anche ricevuto il premio Arte e diritti umani.

 

Tante novità in questo numero del nuovo anno: cambiamenti grafici, nuove sezioni e più appelli da firmare!

 

Per sfogliare la rivista basta visitare il sito www.trimestrale.amnesty.it, dove oltre a scaricare gratuitamente il pdf con i link multimediali a seguito di una semplice registrazione, saranno disponibili alcuni dei contenuti del numero appena pubblicato.

 

 

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L’EDITORIALE

foto marchesiCara amica, caro amico,
s’intrecciano e si sovrappongono, nell’agenda europea di queste settimane, la questione dell’ondata migratoria dal Medio Oriente e quella degli attentati terroristici di gruppi armati islamisti. Un’opinione pubblica giustamente preoccupata e comprensibilmente confusa è indotta a pensare che l’una sia la causa degli altri e che il “contenimento” dell’immigrazione debba essere una colonna portante della lotta al terrorismo. Ma gli attentati di Parigi non sono opera di coloro che cercano di salvarsi la vita, fuggendo dalle bombe che colpiscono le loro case. Non si da peso al fatto che i responsabili di quegli attentati erano al contrario presenti da molto tempo (o addirittura da sempre) sul territorio europeo. Poco importa, a quanto pare, che coloro che si presentano ai nostri confini per chiedere protezione siano in fuga da atrocità commesse, tra gli altri, proprio dal gruppo armato autoproclamatosi Stato islamico, che ha firmato gli attentati di Parigi.
Di fronte a questa tragica confusione, dobbiamo diffondere un messaggio di ragionevolezza. Dobbiamo dire che rispettare i diritti umani (a cominciare da quelli dei più deboli, rifugiati e migranti compresi) è il solo modo di difenderci, che è la risposta non soltanto più giusta ma anche quella più logica di fronte a chi vorrebbe cancellare l’idea stessa di una società fondata sulla convivenza pacifica tra persone diverse e di religione diversa. Dobbiamo argomentare che un maggiore rispetto dei diritti economici e sociali serve a combattere il terrorismo più e meglio che colpire nel mucchio, più e meglio di una repressione indiscriminata che non fa che esasperare e rendere ostili ampie fasce di popolazione, fino a creare un terreno fertile per il terrorismo. Dobbiamo ripetere che di risposte sbagliate (perché ingiuste e perché inefficaci) il mondo occidentale ne ha date già tante nel recente passato e continua a darne oggi (ad esempio, attraverso la fornitura massiccia e sregolata di armi che finiscono sempre nelle mani “sbagliate”). Dobbiamo riuscire, anche se non è facile, a insinuare il dubbio – almeno quello – che la risposta migliore al terrorismo consista proprio nella garanzia dei diritti umani.

 

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia