A infliggerla sono gli uomini di casa, mariti, compagni, fidanzati, padri. È la violenza domestica, un crimine che in Italia non viene denunciato in oltre il 90 per cento dei casi. A esserne vittime sono sempre le donne. Di queste, oltre 100 ogni anno vengono uccise per mano di un uomo. Nella maggior parte dei casi il colpevole è un partner o un ex partner, solo in rare circostanze si tratta di uno sconosciuto.

 

La violenza contro le donne è uno scandalo dei diritti umani.
Fermarla è urgente e necessario.

 

Per difendere le donne che, ogni giorno in Italia, subiscono violenze e rischiano la vita e per restituire loro una vita in cui il rispetto dei diritti sia garantito e protetto, in occasione dell’8 marzo – Giornata internazionale della donna, Amnesty International Italia lancia una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi tramite SMS solidale al 45599 che sarà attiva dal 23 febbraio al 16 marzo.

 

Attraverso la campagna, Amnesty International Italia intende sollecitare le istituzioni a promuovere una legge specifica sulla parità di genere, il finanziamento e l’aumento dei centri d’accoglienza per le vittime di violenza e un adeguato coordinamento tra la magistratura, la polizia e gli operatori sociosanitari. Intendiamo inoltre realizzare attività che favoriscano una maggiore sensibilizzazione della società civile, delle istituzioni scolastiche e degli organi di informazione per una rappresentazione non stereotipata e non discriminatoria delle donne.

 

CAMPAGNA CON SMS SOLIDALE 45599 DAL 23 FEBBRAIO AL 16 MARZO 2014
Tutte le info su: www.sms.amnesty.it

 

 

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Fermare il femminicidio e la violenza contro le donne è una delle richieste contenute nell’Agenda in 10 punti per i diritti umani che Amnesty International Italia ha presentato a tutti i candidati e leader di coalizione, nell’ambito della campagna “Ricordati che devi rispondere”, nel corso dell’ultima campagna elettorale. Tale richiesta è stata sottoscritta da 117 parlamentari.

Dopo la ratifica parlamentare, il 19 giugno 2013, della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), l’8 agosto il governo ha approvato un decreto legge contenente una serie di misure repressive nonché di tutela delle vittime della violenza avvenuta, riconoscendo in questo modo l’esistenza di una situazione grave ma non ancora adeguatamente affrontata.

Amnesty International Italia ritiene essenziale, nello spirito della Convenzione di Istanbul, che venga attribuita importanza prioritaria alle misure di prevenzione della violenza nei confronti delle donne.

 

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Se è vero che la nuova legge compie un innegabile passo in avanti in tema di lotta alla violenza contro le donne in Italia, si rileva tuttavia come alcuni standard richiesti sia dalla Convenzione di Istanbul, sia dalle raccomandazioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e sia dal Comitato sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne non siano ancora stati raggiunti. In particolare, se è vero che la netta centralità degli strumenti di prevenzione e protezione rispetto a quelli repressivi appare molto chiara nel testo della Convenzione di Istanbul, questo non accade nel testo di legge italiano, dove l’attenzione viene data più a quell’aspetto punitivo caratteristico dei decreti legge, che appunto sono strumenti idonei ad arginare una situazione di crisi, ma poco adatti al concepimento di politiche a lungo termine di prevenzione e sensibilizzazione sociale, che richiederebbero invece un’ampia discussione parlamentare.

 

Forti dubbi risiedono inoltre sull’entità delle risorse economiche dedicate al piano d’azione straordinario previsto all’art. 5 della legge di conversione, con tutta probabilità non sufficienti a garantire gli obiettivi prefissati dal testo stesso.

 

Si noti poi come ancora manchi in Italia un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani con una sezione dedicata ai diritti delle donne in grado di vigilare sul fenomeno (sul punto si pronuncia espressamente la relatrice speciale delle Nazioni Unite, Rashida Manjoo, al punto 94, lett. b) del rapporto 2011.

 

Inoltre, come sottolineato dalla Convenzione di Istanbul e dalla relatrice speciale, appare senz’altro di importanza cruciale la previsione di un sistema di raccolta di dati statistici (disaggregati), attraverso l’attuazione dell’art. 5, lett. h della legge di conversione che riescano a garantire raccolta e analisi standardizzate e periodiche che ancora mancano nel nostro paese.

 

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