Ogni ricorrenza decennale offre lo spunto per nuove riflessioni, nuovi approfondimenti, nuove letture e riletture dell’avvenimento oggetto di commemorazione o di celebrazione: il 25 aprile 2015 rappresenta il 70esimo della Liberazione dalle catene nazifasciste e, per Villadose e Ceregnano,al carattere celebrativo si deve sommare anche quello commemorativo, per un numero di perdite umane altissimo rispetto a ciò che doveva rappresentare l’ultimo giorno di guerra ed il primo di una nuova e più duratura pace.

 

sreen eccidio

Venti furono i caduti – tra i 14 e i 70 anni, quasi tutti civili – sotto il fuoco tedesco, preceduti dal giovane Dino Bondesan, raggiunto da un colpo alla schiena che interruppe la fuga dal rastrellamento e la sua ancora acerba esistenza. Rimangono oggi i luoghi della tragedia, sia fisici che ideali; alcuni invariati, altri molto diversi. Restano le testimonianze orali, di chi quella tragedia l’ha vissuta in prima persona e di chi l’ha vista attraverso gli occhi dei nonni: memorie fondamentali e fondamenta delle generazioni che quella triste parte di storia non l’hanno vissuta e, troppo spesso, neppure la conoscono. Ma oltre alla conoscenza, che deve essere la più diffusa possibile, la ricorrenza del 70esimo anniversario deve offrire anche un momento di dialogo e riflessione sulla portata di quella tragica vicenda che, insieme a numerose altre, rese nel 1948 ancor più necessaria l’esigenza di sancire costituzionalmente i diritti dell’uomo.

Sequenza 01 6Ad un lustro da La lunga marcia dei 54, ecco una nuova opportunità, grazie all’Associazione Voci per la Libertà e alla collaborazione con le Amministrazioni comunali di Villadose e Ceregnano, di indagare tra gli avvenimenti ed i luoghi del nostro Polesine, con un documentario che possa restituire una veridicità storica di davvero difficile ricomposizione: mancano carte processuali, manca materiale documentale e fotografico. Ci sono i ricordi di chi c’era ed ha visto, come Aldo Simoni e Noemi Paesante e di chi, troppo piccolo quel giorno, conserva da nipote le immagini mentali costruite con la narrazione continua e tenace dei nonni Marchetti, proprietari della purtroppo celebre “casa del pastore”. Ma il tempo, si sa, con lo stesso tessuto ricama nuove trame ed i ricordi si avviluppano in nebbie instabili. Vi è la certezza, però, che quel giorno venne meno il diritto inalienabile alla vita a causa di un preteso – quanto giuridicamente infondato – diritto di rappresaglia su di essa, come in modo chiaro e dettagliato spiega il magistrato Domenico Gallo.

Sequenza 01 14Nasce qui, accanto ad un racconto quanto più vero e dettagliato possibile, l’esigenza di una riflessione profonda sui concetti di Libertà e Liberazione, oltre alla problematizzazione del rapporto tra la sanzione dei diritti umani e la loro, ancora odierna, puntuale disattesa. Per questi temi non potevamo che rivolgerci ai destinatari della memoria e dei suoi valori, ossia otto giovani studenti e lavoratori oggi, piccoli alunni di ieri ai quali venne passato il pesante testimone con due importanti iniziative, promosse dalle loro attive maestre: una drammatizzazione dell’eccidio ed una raccolta di interviste diventata prezioso libro. Chiude il lavoro una forte e profonda testimonianza del portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, insieme a cui è lecito chiedersi in quale punto della strada verso il pieno godimento dei diritti umani ci si trovi, o se piuttosto ci si sia semplicemente fermati. Alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, però.

Laura Fasolin – Storica
Alberto Gambato – Regista