Amnesty International:

i poveri e gli svantaggiati della terra pagano il prezzo della “guerra al terrore”

 

rapporto amnesty 06Nel corso del 2005 alcuni dei governi più potenti del mondo hanno subito sfide senza pari, la loro ipocrisia è stata svelata dai mezzi d’informazione, le loro argomentazioni rigettate dalle corti di giustizia, le loro tattiche repressive contrastate dagli attivisti dei diritti umani. Dopo cinque anni di reazione violenta contro i diritti umani in nome della “guerra al terrore”, il vento pare aver cambiato direzione.

 

Ciononostante, le vite di milioni di persone in ogni parte del pianeta sono state devastate dalla negazione dei loro diritti fondamentali. La sicurezza è stata minacciata dalla guerra e dagli attacchi dei gruppi armati, così come dalla fame, dalle malattie e dalle calamità naturali. Le libertà sono state decurtate da repressione, discriminazione ed esclusione sociale.

Il Rapporto Annuale di Amnesty International, che documenta le violazioni dei diritti umani in 150 Paesi e Territori in tutto il mondo, pone in evidenza la necessità che i governi, la comunità internazionale, i gruppi armati e altri soggetti che ricoprono posizioni di potere o di influenza si assumano le proprie responsabilità. Il volume riflette anche la vitalità degli attivisti dei diritti umani a livello mondiale, che si esprime in iniziative locali, summit internazionali o manifestazioni di massa.

 

Indignati dalle continue violazioni dei diritti umani e ispirati dalla speranza, i soci e i sostenitori di Amnesty International di tutto il mondo sono in azione affinché vi sia giustizia e libertà per tutti.

 

Il quadro del 2005 che emerge dal Rapporto Annuale di Amnesty International, presentato a Roma dal presidente della Sezione Italiana dell’associazione, Paolo Pobbiati, è quello di “un anno pieno di contraddizioni, durante il quale segnali di speranza per i diritti umani sono stati indeboliti dagli inganni e dalle false promesse dei governi che hanno più voce in capitolo. L’agenda della sicurezza, promossa da chi ha potere e privilegio, ha sviato le energie e l’attenzione del mondo dalle gravi crisi dei diritti umani in corso”.

 

I governi, da soli e collettivamente, hanno paralizzato le istituzioni internazionali, dilapidato risorse pubbliche per perseguire obiettivi di sicurezza limitati e di corto respiro, sacrificato valori in nome della “guerra al terrore” e chiuso gli occhi di fronte a violazioni dei diritti umani su scala massiccia. La conseguenza è che il mondo ha pagato un prezzo elevato, in termini di erosione dei principi fondamentali e di enormi danni arrecati alla vita e al benessere della gente comune.

La discontinua attenzione e la flebile azione delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana si sono dimostrate pateticamente inadeguate rispetto a quanto occorreva fare nel Darfur, la regione del Sudan in cui sono stati commessi crimini di guerra e crimini contro l’umanità ad opera di tutte le parti coinvolte in un conflitto che ha causato migliaia di morti e ha costretto alla fuga milioni di persone. […..]

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