Dal 1998 il concorso “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty” offre la possibilità a gruppi e solisti emergenti di esibirsi dal vivo a Villadose (RO), dove propongono i loro pezzi dedicati e ispirati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. 132 artisti si sono avvicendati in questi anni per contendersi il premio Una Canzone per Amnesty. Da 7 anni a questo importante premio se  ne è affiancato un altro che ci rende particolarmente orgogliosi il P.A.I., Premio Amnesty Italia assegnato all’artista affermato che ha scritto la più bella canzone sui diritti umani dell’anno precedente. E quindi con particolare emozione che annunciamo l’uscita di 17 x 60 la cd compilation curata dalla Fondazione Amnesty Italia che contiene 16 brani scelti tra i vincitori  e selezionati del P.A.I. e la nostra Elena Vittoria trionfatrice all’ultima edizione del concorso Voci per la libertà. Una raccolta e un libretto che riassumono benissimo 11 meravigliosi anni di Voci per la libertà, ottima musica italiana e la lotta per i diritti umani universali a fianco di Amnesty International.

 

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Fondazione Amnesty International Sezione Italiana e l’’Associazione Culturale Voci per la Libertà sono orgogliose di comunicarvi che, a partire dal 31/10/08, sarà pubblicato AAVV “17×60” (CNI Music), Cd + booklet con la Dichiarazione universale dei diritti umani, realizzato in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani con il patrocinio del Segretariato Sociale. Sessanta anni fa, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani: trenta articoli che riconoscono a ogni persona il diritto di vivere, la libertà di movimento, di pensiero, di culto, di opinione, di associazione ed espressione e che garantiscono, inoltre, il lavoro, la salute, l’istruzione, la sicurezza individuale e l’uguaglianza davanti alla legge. Troppo però è ancora il divario tra carta e realtà, in troppi paesi del mondo inclusa l’Italia, moltissimo il lavoro che deve essere compiuto per dare a ogni essere umano il rispetto e la dignità che gli sono propri.

 

Fondazione Amnesty International, per celebrare il 60° anniversario della Dichiarazione, pubblica una raccolta, prodotta e distribuita da CNI Music, di brani firmati negli ultimi quattro anni da 17 artisti italiani di grande fama e prestigio. L’importante operazione, la prima del genere realizzata da Fondazione Amnesty International nel nostro paese, è fortemente voluta per diffondere il più possibile la cultura dei diritti umani attraverso linguaggi ed emozioni propri della musica: fortemente comunicativi, piacevoli, leggeri ma impegnati ed efficaci.

 

Pobbiati

“Abbiamo chiamato a raccolta in questo Cd i nostri migliori compagni di viaggio degli ultimi anni: artisti che con i loro testi, il loro impegno e la loro credibilità hanno dato e continueranno a dare una grande mano ad Amnesty International e alle sue campagne in difesa dei diritti umani” – ha dichiarato Paolo Pobbiati. “Questo Cd ci permette oggi di misurare il contrasto tra la bellezza delle parole dei 17 artisti e la bruttezza delle parole pronunciate, sempre più spesso, da chi ha precisi compiti di responsabilità istituzionale.”

 

“Gli ultimi 12 mesi potevano essere utilizzati dall’Italia, intendo dal precedente governo e da quello attuale, per rafforzare la tutela e la cultura dei diritti umani, per ricordare in modo solenne che la Dichiarazione del 1948 attende ancora di essere pienamente realizzata” – ha proseguito Pobbiati. “E invece, abbiamo assistito in questo periodo a un contagioso proliferare di dichiarazioni infiammatorie, discriminatorie, xenofobe i cui responsabili non hanno tenuto in minimo conto i richiami di organismi internazionali sul rischio che parole del genere abbiano conseguenze concrete e favoriscano atti di violenza”.

 

“La prognosi per i diritti umani, in questo periodo di crisi finanziaria, non è affatto buona: aumenta la pressione sui diritti economici e sociali, come quello alla casa, alla salute e all’istruzione; laddove l’economia si contrae e i paesi stringono la cinghia, migranti e rifugiati possono vedersi respinti verso situazioni insopportabili; in un crescendo di tensioni sociali, governi nervosi possono iniziare a reprimere il dissenso e a imporre rigide misure di sicurezza, limitando le libertà civili” – ha concluso Pobbiati.

 

“La musica sa arrivare dove altri tipi di comunicazione non riescono” – ha affermato Mariella Nava. “Il lavoro che sta facendo Amnesty International è difficile soprattutto in questi tempi, ma per questo ancora più necessario”. I Modena City Ramblers hanno a loro volta detto: “Conosciamo quasi tutti i musicisti presenti nella compilation e con molti abbiamo già collaborato grazie a questa urgenza comune cha abbiamo nel denunciare certe realtà, come il caso della violenza sulle donne in ‘Ebano’. Ringraziamo Amnesty International che porta alla luce situazioni delle quali altrimenti rischieremmo di non saper nulla”.

 

LA TRACKLIST

01. Ivano Fossati – Pane e coraggio
02. Subsonica – Canenero
03. Daniele Silvestri – Il mio nemico

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04. Sud Sound System – Bomba innescata
05. Enzo Avitabile – Tutt’egual song ‘e ccriature
06. Gianmaria Testa – Al mercato di Porta Palazzo
07. Mariella Nava & Dionne Warwick – It’s Forever
08. Samuele Bersani – Occhiali rotti
09. Paola Turci – Rwanda
10. Giorgio Canali – Canzone della tolleranza e dell’amore universale
11. Elena Vittoria – Peacock (Premio “Una Canzone per Amnesty” 08)
12. Eugenio Bennato – Canzone per Beirut
13. Max Gazzè – Avanzo di galera
14. Modena City Ramblers – Ebano
15. Niccolò Fabi – Milioni di giorni
16. Antonella Ruggiero – Canzone tra le guerre
17. Jovanotti – Mani in alto

 

Un ringraziamento speciale a Daniele Silvestri, Ivano Fossati, Modena City Ramblers, Paola Turci, Samuele Bersani, Sud Sound System, Eugenio Bennato, Niccolò Fabi, Mariella Nava, Gianmaria Testa, Giorgio Canali, Enzo Avitabile, Antonella Ruggiero, Subsonica, Jovanotti, Max Gazzè ed Elena Vittoria che, in questo “17×60”, prestano voce e sensibilità ad Amnesty International, con l’augurio che le loro armonie raggiungano ognuno di voi.

 

BRANO PER BRANO

 

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Ivano Fossati, Pane e coraggio: per le popolazioni che non possono sopravvivere nella propria terra, la migrazione è spesso un sogno seducente che si scontra con le politiche di accoglienza dei paesi di arrivo. Bene lo descrive Fossati con un episodio simbolico.

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Subsonica, Canenero: l’immagine disturbante e ricorrente di una bocca famelica è il segno indelebile di una violenza infantile. Ispirandosi a “Dies Irae” di Giuseppe Genna, il gruppo torinese affronta con coraggio il tema scomodo e lacerante degli abusi sui minori.

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Daniele Silvestri, Il mio nemico: pungente critica alla società contemporanea governata da individualismo e prepotenza.
La “dittatura invisibile” denunciata dal cantautore può uccidere per il proprio interesse, ma anziché usare armi si avvale di carte di credito.

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Sud Sound System, Bomba innescata: parole concitate in salentino stretto per descrivere in modo lucido la strategia della tensione. L’avidità umana è causa dello sfruttamento; le genti non sono divise tra popoli nemici, ma tra politici e coloro che sono mandati a morire.

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Enzo Avitabile, Tutt’egual song ‘e ccriature: la canzone, dalle forti influenze mediterranee, passa in rassegna le condizioni in cui nascono i bambini: tutti vengono al mondo attraverso un atto d’amore, ma, a seconda del luogo, si trovano a contatto con realtà diverse, non sempre favorevoli alla vita.

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Gianmaria Testa, Al mercato di Porta Palazzo: negli immigrati di un tempo si legge la storia degli immigrati di oggi, il loro orgoglioso rivendicare una dignità non ancora riconosciuta. Il tocco essenziale del cantautore piemontese fa vivere nel presente una foto sbiadita di molti anni fa.

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Mariella Nava & Dionne Warwick, It’s Forever: brano sulla necessità dell’ottimismo come pratica quotidiana, sull’obbligo di mantenere vivo il carattere propositivo dell’utopia. Necessità che si fa universale grazie all’uso alternato di italiano e inglese.

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Samuele Bersani, Occhiali rotti: spunto del brano è la vicenda del freelance Enzo Baldoni, assassinato in Iraq nell’agosto del 2004. Il cantautore romagnolo immagina i suoi possibili pensieri durante la prigionia e a poche ore dalla morte. Gli occhiali diventano simbolo della morte assurda di un intellettuale alla ricerca della verità.

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Paola Turci, Rwanda: chitarra e voce per una ballata che riporta l’orrore e la follia del genocidio del 1994. Una donna racconta come viene sconvolta la sua esistenza in Rwanda, paese attraversato da un fiume sul quale scorrono cadaveri.

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Giorgio Canali, Canzone della tolleranza e dell’amore universale: caustica e sarcastica filastrocca che si prende gioco del campanilismo xenofobo proprio di tutto il pianeta. L’energico “tutti conto tutti” di Canali, sotto l’apparente cinismo, svela un moto di civile indignazione.

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Elena Vittoria, Peacock: surreale e onirica poesia messa in musica, omaggio alla figura di Aung San Suu Kyi, donna simbolo dell’opposizione democratica al regime militare in Myanmar e premio Nobel per la pace nel 1991.

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Eugenio Bennato, Canzone per Beirut: un vero e proprio inno alla vita quello intonato dal cantautore partenopeo. Il dolore per la distruzione della città libanese viene spezzato da piccoli segni di speranza: è un attaccamento alla vita cosciente sia delle difficoltà sia della bellezza.

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Max Gazzè, Avanzo di galera: ritratto, umanissimo ed emotivamente coinvolgente, di una persona ingiustamente privata della libertà, con un obiettivo impossibile: riappropriarsi del tempo che gli è stato sottratto, tempo che “una stanza ha preso senza chiedere”.

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Modena City Ramblers, Ebano: tratta dei minori e violenza sulle donne. Il folk dei MCR dà voce a una giovane africana strappata alla famiglia che racconta, attraverso la poesia delle parole e delle immagini, la sua storia fatta di spietati abusi.

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Niccolò Fabi, Milioni di giorni: riflessione umile e lucida sulle dinamiche della democrazia e della demagogia. Fabi, con la sua solita delicatezza, esprime il bisogno di consegnare al proprio figlio una chiave di lettura per questa società che tende a ingannare.

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Antonella Ruggiero, Canzone fra le guerre: una madre e il suo bambino soli di fronte all’atrocità inesplicabile della guerra. La voce della Ruggiero denuncia, con la consueta intensità, l’impotenza di fronte all’insensibilità degli uomini.

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Jovanotti, Mani in alto: divertente allegoria, solo apparentemente leggera, dell’intolleranza che porta a imporre agli altri la propria visione del mondo, una canzone che ci mette in guardia contro gli aspetti più pericolosi del conformismo e della massificazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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