Le candeline si sono spente, gli artisti sono scesi dal palco, le note si sono disperse nell’aria: ma le emozioni della ventesima edizione di Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty sono ancora vivissime nei nostri cuori!

Ancora sorridiamo pensando con quanta velocità dimentichiamo tutta la fatica e l’impegno di un anno, non appena arriviamo davanti alla distesa di sedie rosa del Centro Congressi di Rosolina Mare, che da anni ospita il festival: in un attimo svanisce ogni stanchezza e capiamo che questo festival deve continuare ad andare avanti!

Quest’anno è stata un’edizione speciale, da una parte perchè la ventesima, dall’altra perchè il festival era parte di un più grande contenitore che abbiamo chiamato Arte per la Libertà, a voler racchiudere tutte le forme artistiche capaci di comunicare efficacemente i nostri valori, quelli del rispetto dei diritti umani.

zaba formenton pubblico

E allora per chi non è potuto esserci, ma anche per chi c’era e ha voglia di rivivere l’atmosfera di quei giorni, il racconto dei quattro giorni di musica e creatività dal 20 al 23 Luglio a Rosolina Mare a fianco di Amnesty International Italia!

Tutto il festival, minuto per minuto

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GIOVEDÌ 20 LUGLIO

Sono stati i ritmi coinvolgenti degli Psycodrummers ad aprire la serata inaugurale della 20a edizione di Voci per la Libertà: come un moderno pifferaio magico, il gruppo di percussionisti di Rovigo ha trascinato dietro di sè il pubblico di Rosolina Mare arrivando fino al palco principale, quello in Piazzale Europa. Qui gli Psycodrummers hanno dato il meglio di loro, in un’esibizione che mescola sonorità funk, samba, hip hop e ritmiche africane. Loro si definiscono percussionisti postindustriali perchè i loro strumenti non sono altro che bidoni e latte riciclate, grazie ai quali riescono però a dar vita ad un concerto energetico dal ritmo incalzante, che ha lasciato tutto il pubblico a bocca a perta. Un inizio col botto!

psycodrummers

Prima di passare al secondo spettacolo di questa prima serata, Carmen Formenton, che ha condotto il festival, ha presentato la prima delle tre installazioni inaugurate in giornata al Centro Congressi. “Inalienabile” , questo il titolo dell’installazione ad opera del collettivo PianoB guidato da Silva Rotelli, un percorso tra musica e diritti umani: un’opera dal forte impatto emotivo, che alterna fotografie, voci e video alla testimonianza di musicisti come Francesco Guccini, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli e molti altri sul tema dell’uguaglianza tra gli uomini.

inalienabile rosolina

Spazio poi alla presentazione di “Il peso delle parole” , video installazione realizzata per il festival “Arte per la Libertà” da Andrea Dodicianni. Nata come una performance che ha fatto discutere la città di Rovigo per un’intera giornata: dodici corpi coperti da lenzuoli in piazza Garibaldi, con altrettante targhette che recitavano luoghi comuni sull’immigrazione. L’opera vuole evidenziare come si sia ormai perso il contatto con la violenza che certe parole hanno, alle quali ormai non si fa più caso.

il peso delel parole rosolina

Anche l’altra installazione presente al Centro Congressi durante i giorni del festival, “Sos – Save our souls” del sedicenne Achilleas Souras, ha una forte valenza sociale. È stata infatti costruita e assemblata con centinaia di giubbotti salvagente recuperati da quelle migliaia abbandonate sulle coste dell’Isola di Lesbo dai migranti al loro arrivo. Un’opera che invita a riflettere sulle centinaia di vite appese ad un filo che ogni giorno solcano i mari in cerca di fortuna, ma soprattutto dignità.

SOS SAVE OUR SOULS

A fianco di queste tre installazioni la mostra fotografica sul ventennale di Voci per la Libertà: 20 anni di festival in 100 foto.

mostra 20anni

La serata del giovedì è continuata con un altro bellissimo momento di musica: due giovanissime proposte direttamente da Rovigo, il quattrodicenne Giovi e il duo acustico femminile Controtempo, che hanno avuto la possibilità di esibirsi di fronte ad un pubblico di oltre mille persone. Fuori concorso, hanno presentato rispettivamente “Occhio non vede cuore non duole” e “Secret Night”, salendo poi assieme sul palco per chiudere il concerto con “Redemption song”, canzone senza tempo di Bob Marley.

giovi

controtempo

Gran finale per la serata del giovedi, con il rock di The bastard sons of Dioniso, il trio trentino che ha raggiunto nel 2009 la finale di X-Factor. Hanno presentato fra l’altro il nuovo singolo “Non farsi domande”, primo estratto dal nuovo disco di inediti in uscita a fine ottobre.

The Bastards sons of Dioniso nascono come power trio nel 2003: Jacopo, Michele e Federico si conoscono già, sono a scuola insieme, ma suonano ciascuno in un gruppo diverso. Una sera d’estate partecipano ad una jam session in una baita e l’indomani decidono di formare un nuovo trio. Nel 2004 iniziano ad esibirsi dal vivo, con un apprezzamento via via crescente: sia in forma hard’n’roll (chitarra/basso/batteria), sia in versione unplugged con chitarre acustiche, nel quale ripropongono pezzi originali.La loro musica prende spunto dal rock degli anni ’70, con venature hard di matrice zeppeliana e vocalizzi a tre voci che strizzano l’occhio ai Beatles ma anche a Crosby Stills Nash & Young. Nel 2009, anno che li fa conoscere al grande pubblico grazie ad X Factor, vengono premiati al Meeting Etichette Indipendenti come Band rivelazione dell’anno.
Nel 2015, dopo altri migliaia di km percorsi su e giù per l’Italia, con 500 concerti di arrembante spirito rock fatti nei maggiori festival italiani, la band decide di mettere da parte (momentaneamente!) gli amplificatori e le chitarre distorte per presentarsi in una nuova chiave più intimista e confidenziale nel disco unplugged “Sulla cresta dell’ombra” in uscita il 16 gennaio 2016.

the bastard sons of dioniso2

VENERDÌ 21 LUGLIO

La seconda giornata del festival si è aperta nel pomeriggio, al bar ristorante Oasi, dove si è svolta la presentazione del Rapporto 2016 – 2017 sui diritti umani nel mondo di Amnesty International, insieme al giornalista Ivan Grozny: un’occasione per fare luce sulla situazione dei diritti umani in 159 paesi, attraverso un documento che diventa una lettura fondamentale per chi prende decisioni politiche, per gli attivisti e per chiunque sia interessato ai diritti umani.

Alle 21.30 con l’esibizione dei primi quattro semifinalisti ha preso il via la fase finale del Premio Amnesty International Italia Emergenti: tre i brani presentati dai gruppi in concorso, uno dei quali in gara, legato al tema dei diritti umani.

La prima band a salire sul palco di piazzale Europa è stata la Massimo Francescon Band da Treviso con il suo folk-rock cantautorale. Il brano in gara, “Sognando la rivoluzione”, parla delle violenze nella scuola Diaz di Genova durante il G8 del luglio 2001. La band ha fra l’altro ricevuto il Premio Web Social 2017, grazie ai voti raccolti sul sito e sui profili Facebook e Youtube di Voci per la libertà.

massimo francescon band live

A seguire è toccato all’alternative rock di Elisa Erin Bonomo, cantautrice veneziana, con “Scampo”, una canzone sul tema della violenza sulle donne.

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Il terzo semifinalista è certamente il più popolare. Si tratta di Nevruz, noto per la partecipazione del 2010 a XFactor. “L’immigrato” è il brano che ha presentato in gara. A chiudere la parte della serata dedicata al concorso è stato, proveniente da Rieti, Carlo Valente, giovane cantautore che ha presentato “Crociera Maraviglia”, anche questa sul tema dei migranti.

nevruz rosolina

carlo valente rosolina

La serata si è conclusa con l’esibizione di Diodato, in veste di ospite fuori concorso, uno dei giovani artisti italiani più interessanti. Ricca la sua pur breve carriera, dalla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014 (categoria “Nuove proposte”) con il brano “Babilonia” alle dodici puntate consecutive a “Che tempo che fa” che hanno ispirato il disco “A ritrovar Bellezza” del 2014, personale tributo dell’artista ai grandi della musica italiana. Sul palco di Voci per la Libertà ha incantato il pubblico con il suo raffinato rock e la sua strepitosa vocalità.

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Hanno presentato la serata Savino Zaba, noto conduttore di Radio2 e Rai1 e Carmen Formenton di Voci per la Libertà. Durante la serata  non è mancato il momento per ricordare la campagna “Coraggio” di Amnesty International, dedicata a tutte le persone che nel mondo difendono i diritti umani, ma stanno subendo un livello senza precedenti di persecuzioni, intimidazioni e violenze. A parlare della campagna sono saliti sul palco Giovanni Stefani e Marta Dolcetto, presidente e volontaria dell’associazione.

marta coraggio

 

SABATO 22 LUGLIO

Anche la terza giornata del festival si è aperta con un appuntamento pomeridiano: alle 18.30 presso il Chiosco dei Bagni Bellarosa Serenella la presentazione del libro dello speaker radiofonico e presentatore Savino Zaba “Parole parole…alla radio”, uno spaccato del mondo radiofonico dagli anni Venti ai giorni nostri, che coniuga in modo singolare l’excursus storico del linguaggio radiofonico alle testimonianze delle più famose voci del settore come Linus, Rosaria Renna e Enrico Vaime. Ad accompagnarlo nella chiacchierata il giornalista Enrico Deregibus.

zaba libro

Durante la serata del sabato si sono esibiti gli altri quattro semifinalisti del Premio legato a musica e diritti umani: artisti emergenti provenienti da tutta Italia hanno infatti presentato il loro brano in concorso insieme ad altri due brani del loro repertorio artistico: un’altra serata densa di emozioni, dove si sono mescolati generi musicali diversi per far riflettere su temi importanti quali uguaglianza e rispetto.

La serata si è aperta col live dei Tukurù, gruppo di Bari con il loro sound afromediterraneo. Il loro brano in concorso “Musango”, vuole portare un messaggio di pace e amore per tutti, nessuno escluso. A seguire sul palco di Rosolina Mare la band Regione Trucco direttamente da Torino con “Mama don’t cry”, brano che anticipa l’uscita del loro nuovo album prodotto da Cosmo. Una canzone la loro che racconta senza retorica il viaggio che i migranti devono affrontare per raggiungere l’Italia e le diffidenze che devono affrontare una volta raggiunta la loro meta. Alla band torinese è andato il Premio Under 35 di Voci per la Libertà, riservato proprio alla creatività giovanile, organizzato in collaborazione con Mescalina.

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regione trucco premio under 35

 

Terzo semifinalista in gara Erica Boschiero, artista trevigiana che ha già calcato il palco di Voci per la Libertà e che ha presentato “La memoria dell’acqua”, canzone anche questa sul tema dell’emigrazione. A chiudere la parte del concorso riservato agli emergenti gli Amarcord, gruppo fiorentino dalle sonorità elettro pop rock che quest’anno è salito sul prestigioso palco del Primo Maggio: a Voci per la Libertà ha presentato il brano “I nostri discorsi”.

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Durante la serata, c’è stato un momento per ricordare la campagna di Amnesty International sostenuta durante le quattro giornate del festival, “Coraggio”: non bisogna avere paura di difendere i diritti umani né di fermare l’ondata di attacchi contro i difensori dell’uguaglianza tra i popoli.

Il grande ospite di sabato 22 Luglio è stato Lele, che dopo essere stato in gara ad “Amici” nel 2015, ha vinto quest’anno Sanremo Giovani nella categoria “Nuove Proposte” con il brano “Ora mai”. Ha alternato, di fronte a molti fan, brani del proprio repetorio e famose cover, anche dance. Chi è questo giovane artista? Il suo vero nome è Raffaele Esposito, ha 20 anni e viene da un paesino in provincia di Napoli. Sorriso aperto e uno stile vocale che si rifà alla più classica tradizione della canzone italiana. Lele ha già pubblicato un disco: si chiama Costruire ed è uscito nel 2016. Un artista giovane ma con tutte le carte in regola per crescere e raccogliere successi!

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A fine serata la giuria specializzata ha decretato i cinque finalisti che sono saliti sul palco domenica 23 luglio per contendersi il Premio Amnesty International Italia Emergenti 2017. Questi i nomi: sono Amarcord da Firenze, Elisa Erin Bonomo da Venezia, Nevruz da Modena, Tukurù da Bari e Carlo Valente da Rieti.

La giuria delle semifinali per questa 20esima edizione era composta da: Michele Lionello, Direttore artistico Voci per la Libertà, Riccardo Pozzato, musicista, Giovanni Stefani, Amnesty International, Enrico Deregibus, giornalista, Alessandro Formenti, musicista, promoter e responsabile eventi Doc Live, Letizia Bognanni di Rockit, Gianluca Mura di Radio41, Claudio Agostoni di Radio Popolare, Marta Cagnola di Radio24.

DOMENICA 23 LUGLIO

E’ stata sicuramente Nada la protagonista della giornata finale della 20a edizione di “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. La cantautrice toscana grazie al suo brano “Ballata triste” ha vinto il Premio Amnesty International Italia, indetto nel 2003 per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente, in questo caso un brano sul femminicidio. Nelle scorse edizioni il premio andato quest’anno a Nada è stato assegnato a “Il mio nemico” di Daniele Silvestri, “Pane e coraggio” di Ivano Fossati, “Ebano” dei Modena City Ramblers, “Rwanda” di Paola Turci, “Occhiali rotti” di Samuele Bersani, “Canenero” dei Subsonica, “Lettere di soldati” di Vinicio Capossela, “Mio zio” di Carmen Consoli, “Genova brucia” di Simone Cristicchi, “Non è un film” di Fiorella Mannoia e Frankie HI-NRG, “Gerardo Nuvola ‘e povere” di Enzo Avitabile e Francesco Guccini, “Atto di forza” di Francesco e Max Gazzé e “Scendi giù” di Mannarino, “Pronti a salpare” di Edoardo Bennato.

premiazione nada pomeriggio

La giornata di Domenica 23 Luglio è iniziata con l’attesa conferenza stampa insieme all’artista, una bella occasione per conoscerla da vicino e discutere insieme al pubblico delle ragioni che l’hanno spinta a scrivere un brano così forte e impegnativo. A fianco a lei, presso il Centro Congressi di Rosolina che ha ospitato la conferenza, il portavoce italiano di Amnesty Riccardo Noury, il direttore artistico del festival Michele Lionello e il sindaco di Rosolina Franco Vitale.

nada sindaco lio

Mi fa molto piacere che Amnesty e Voci per la libertà – ha detto Nada durante l’incontro – si siano accorti di questa canzone, che avevo un po’ nascosto dentro al mio ultimo album. È una canzone a cui tengo moltissimo, che mi è nata da dentro, dal disgusto che mi nasce ogni volta che sento storie di violenza sulle donne. Credo che questo sia anche un premio alle donne.
Quando ho scritto ‘Ballata triste’ sapevo di trovarmi davanti a un tema difficile, doloroso; avevo timore a scriverla, ma poi mi è uscita proprio così come la sentite. Non ho cambiato nemmeno una parola. Evidentemente queste cose le avevo già dentro di me. È una canzone molto asciutta, racconta una giornata normale di una coppia in cui si arriva alla tragedia. Una ragione che porta alla follia che scatena la violenza come quella alle donne nasce secondo me dal fatto che oggi ci sono molte solitudini, ci si rinchiude in se stessi. Questo riguarda anche gli uomini. Non si parla con nessuno dei problemi di coppia, e questo servirebbe forse a superare certi problemi, a non perdere la testa. Ci vorrebbero luoghi di aggregazione, confronto.

 

Riccardo Noury da parte sua ha ricordato la campagna “Coraggio” che Amnesty sta portando avanti in questo periodo e che anche Voci per la libertà ha promosso durante il festival. “Una campagna – ha detto Noury – che vuole difendere donne e uomini che difendono i diritti umani. Dal 1961, anno in cui Amnesty è nato, non è mai successo che contemporaneamente presidente e direttore di una sezione nazionale di Amnesty fossero arrestati come è successo ora in Turchia. Se persino Amnesty finisce in galera significa che la situazione è grave. Ma in Turchia anche 130 giornalisti sono stati arrestati.” Sul tema del femminicidio Noury, ha ricordato che “in Italia è ormai un fenomeno che annualmente supera le tre cifre, siamo a oltre 100 casi. Ed è ormai un fenomeno strutturale. L’Italia pensa solo alla punizione dei reati, ma poi taglia i fondi ai centri anti-violenza. Così facendo le dichiarazioni contro i femminicidi sono solo retorica.”
Il portavoce di Amnesty ha poi ricordato la vicenda di Mauro Guerra, ucciso dai carabinieri a Sant’Urbano ed ha invitato a salire sul palco la sorella Elena, che ha raccontato la sua storia. “Mauro doveva sottoporsi a un trattamento sanitario obbligatorio. Si è però rifiutato ed è fuggito per i campi dove è stato inseguito da dieci carabinieri. Ha avuto una collutazione ed il maresciallo della locale stazione gli ha sparato. I diritti umani sono stati violati nel modo più assoluto. La cosa più tremenda è che non ci hanno dato modo di capire perchè è stato trattato a quel modo, con un intervento del tutto illegittimo.”

 

conferenza stampa domenica 23 luglio

In serata il grande finale live del Premio Amnesty International Italia Emergenti. Di grande rilievo la giuria: Michele Lionello, direttore artistico Voci per la Libertà, Riccardo Pozzato, musicista, Enrico Deregibus, giornalista, Letizia Bognanni di Rockit, Gianluca Mura di Radio41, Riccardo Noury, Portavoce Amnesty International, Giò Alajmo, giornalista, Giordano Sangiorgi, Mei e Rete dei Festival, Aldo Foschini, Musica nelle Aie, Enrico de Angelis, giornalista e storico della canzone.

È Carlo Valente il vincitore del Premio Amnesty International Italia Emergenti: Valente ha prevalso nella finale su altri quattro concorrenti selezionati come lui nelle due semifinali dei giorni precedenti. la sua “Crociera Maraviglia” racconta senza retorica e anche con ironia (a partire dal titolo) il viaggio di un uomo che dopo aver attraversato il deserto, il mare, dopo essere stato venduto come schiavo in Libia, dopo aver affrontato il freddo, la paura e la vessazione di qualsiasi diritto umano, arriva ad un passo dalla terra promessa. L’originalità del brano sta anche nella sua musica, che a dispetto del testo, è leggera, ritmata, con un suono quasi caraibico. Valente ha dedicato la vittoria a Federico Aldrovandi, protagonista dell’altra canzone che ha eseguito sul palco, “Tra l’altro”. Gli altri premi sono andati a Elisa Erin Bonomo, che ha vinto il Premio della Critica, e agli Amarcord che si sono aggiudicati il Premio della Giuria Popolare

premiazione carlo valente

Amarcord premiazione piccola

Elisa Erin Bonomo Premio

Il primo a salire sul palco durante la serata delle finali di domenica 23 è stato Nevruz, già noto al grande pubblico per la sua partecipazione a X Factor. In concorso ha presentato “L’immigrato”, un pezzo molto diretto che tocca una delle tematiche più rilevanti di oggi nell’ambito dei diritti umani. Dopo di lui gli Amarcord, giovanissimi ragazzi toscani che hanno già calcato un importante palco, quello del Primo Maggio. “I nostri discorsi” è un brano nato in seguito a una dichiarazione della madre dell’attivista Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nel 2011.
Il terzo gruppo in finale è stata l’eterogenea formazione dei Tukurù, un progetto musicale nato nel 2016 che mescola il desert-blues all’afrobeat, al funky e al rap, con l’innesto anche di un violoncello. La canzone in concorso, “Musango”, è un inno alla pace fra i popoli, all’amore che rende uguali e fratelli. In finale anche la veneziana Elisa Erin Bonomo: forte e attualissima la tematica presentata nel brano in concorso “Scampo”, gioco di parole che in veneto significa ‘scappare’. La sua canzone parla infatti della violenza domestica alla quale troppe donne devono sottostare, spesso purtroppo senza scampo.

Attesissimo il momento del mini concerto di Nada a chiudere la bellissima giornata di Domenica: davanti a centinaia di persone la cantante ha regalato al pubblico una perfomance intensa, memorabile. “Ballata triste” è stato il pezzo di apertura del concerto, brano che le ha fatto vincere il Premio Amnesty Interational Italia.  

nada concerto rosolina

Premiazione Nada

Per celebrare l’importante traguardo dei vent’anni del festival, abbiamo festeggiato insieme a tutto il pubblico e agli artisti: un (commosso!) brindisi finale con annesso taglio della torta, non potevano proprio mancare! Auguri, Voci per la Libertà! 

torta 20 anni 2017