rapporto2005

 

Nel corso del 2004 i diritti umani di uomini, donne e bambini in ogni angolo del mondo sono stati disattesi o gravemente violati.

Gli interessi di natura economica, l'ipocrisia della politica e la discriminazione di cui è intrisa la società hanno continuato a infiammare i conflitti in ogni parte del mondo. La "guerra al terrorismo" è apparsa più efficace nell'intaccare i principi internazionali sui diritti umani che nel contrastare il fenomeno. Il Rapporto annuale di Amnesty analizza la situazione dei diritti umani in 149 paesi o territori.

Di questa nuova agenda, abbinata alla paralisi e all’indifferenza della comunità internazionale, hanno pagato le conseguenze innumerevoli migliaia di persone nelle crisi umanitarie e nei conflitti dimenticati che hanno contraddistinto l’anno passato.

 

Amnesty International presenta il Rapporto annuale 2005 e denuncia una nuova, pericolosa agenda per i diritti umani


I governi stanno tradendo la promessa di un ordine mondiale basato sui diritti umani e stanno portando avanti una nuova, pericolosa agenda. È la denuncia contenuta nel Rapporto Annuale 2005 (la versione italiana è pubblicata da EGA Editore), presentato oggi in numerose capitali del mondo.

 

“Nel corso del 2004, i governi non hanno mostrato leadership morale e di questo fallimento devono essere chiamati a rispondere” – ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. “Hanno tradito i loro impegni in materia di diritti umani e stanno promuovendo una nuova agenda in cui il linguaggio della libertà e della giustizia viene usato per portare avanti politiche di paura e insicurezza”.

 

“Le immagini delle decapitazioni degli ostaggi in Iraq, il sequestro di migliaia di persone, tra cui centinaia di bambini, nella scuola di Beslan e il massacro di centinaia di pendolari a Madrid hanno scioccato il mondo” – ha aggiunto Pobbiati. “Ciò nonostante, i governi non hanno voluto ammettere la mancanza di successo nella lotta al terrorismo, portando avanti strategie fallimentari ma politicamente convenienti. Quattro anni dopo l’11 settembre, la promessa di rendere il mondo un luogo più sicuro rimane vana”.

 

Tra le sfide legali alla nuova agenda, vanno ricordati i giudizi della Corte suprema Usa sui detenuti di Guantánamo e la decisione della Camera dei Lords britannica sulla detenzione a tempo indeterminato, senza accusa né processo di “presunti terroristi”. La pressione dell’opinione pubblica ha dato vita alla protesta di milioni di persone in Spagna contro gli attentati di Madrid, alle rivolte popolari in Georgia e Ucraina e a un crescente dibattito sul cambiamento politico in Medio Oriente.

 

“Sempre di più, la doppiezza dei governi e la brutalità dei gruppi armati vengono contrastati dalle sentenze giudiziarie, dalla resistenza popolare, dalla pressione pubblica e dalle iniziative di riforma delle Nazioni Unite. La sfida per il movimento dei diritti umani è di accrescere il potere della società civile e spingere i governi a mantenere le loro promesse sui diritti umani” – ha concluso Pobbiati.

 

Per maggiori info: www.amnesty.it

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